23 Aprile 2019

La gabbia dorata / Donne Svezia Violenza (aprile 2019)

GabbiaDorata

Quando ho visto nella vetrina di una libreria del centro il nuovo libro di Camilla Läckberg dal titolo “La gabbia dorata” non ho potuto resistere, l’ho comprato e l’ho terminato in un lampo in queste vacanze pasquali.
Non si tratta di un romanzo giallo della serie in dieci volumi vendutissima (oltre ventitré milioni di copie in sessanta paesi!) dedicata dall’autrice svedese alle indagini dell’ispettore di polizia Patrik Hedström e della scrittrice Erica Falck.
È un libro con personaggi ed ambientazione nuovi (se vogliamo più cittadini e “borghesi”) ma con lo stesso piglio della scrittrice ed una nuova carica di rivendicazione rispetto alla prevaricazione dell’uomo sulla donna (da quella economica a quella sessuale).
La scrittrice, quest’anno quarantacinquenne, sembra aver raccolto la causa della violenza di genere ed avere uno sguardo più lucido e militante in tal senso. In un’intervista dice “Con l’età ho capito che ho una voce pubblica e che la gente mi ascolta. Ora voglio usarla per parlare di temi che mi stanno a cuore” (D – La Repubblica Delle Donne, 16/11/2018).
Questo tema si era già ripetutamente intrecciato alle inchieste di Fjällbacka, paese sulla costa occidentale della Svezia in cui è nata e cresciuta, ma in realtà i protagonisti di quei romanzi, Erika e Patrik (gradualmente innamorati, coppia e sposati con figli) sembravano raccontare a me lettore la storia di una profonda e solida integrazione e uguaglianza tra uomini e donne.
Mi dicevo che se questo accadeva in Svezia in fondo un altro mondo era possibile. Un mondo fatto di spazi per bambini all’interno delle aziende, di cooperazione domestica, di pari opportunità per giovani uomini e donne nell’educazione e nell’affermazione sociale.
Eppure la Läckberg è voluta andare oltre e, lasciando quel fortunato filone editoriale, ci ha voluto raccontare la storia di una donna che si vendica di chi l’ha umiliata psicologicamente, economicamente, fisicamente, come madre e come imprenditore. Insomma in ogni senso.
Quella tra Faye (Matilda) e Jack è la storia di un uomo e di una donna che si innamorano ma vivono fin da subito uno sbilanciamento sociale rispetto alla realtà in cui sono immersi. Le idee commerciali di lei presto non avranno alcuna visibilità aziendale ed anche la sua partecipazione societaria verrà presto abbandonata per essere totalmente affidata al marito.
Faye resta sempre di più a casa, negli agi di un’esistenza apparentemente senza problemi, nella quale in realtà prevale la necessità dell’uno di ingannare l’altra e da parte della donna di essere irretita fino ad assumere un ruolo marginale, subalterno, squalificato in ogni senso. E di trovarsi sola e senza il becco di un quattrino quando il marito coglierà l’occasione per lasciarla.
Ma è proprio qui che Fay tesse una vendetta che ridurrà il “suo” Jack Adelheim ad essere niente… Anzi ad essere condannato dalla stessa società rispetto alla quale aveva avuto onori, invidia ed onorabilità somma. Mentre la protagonista del romanzo continuerà altrove una nuova vita.
Nemmeno in Svezia, dunque, la parità tra uomo e donna è possibile? O forse la violenza di genere nelle società “avanzate” diviene semplicemente più sottile e strisciante?
Camilla Läckberg mi/ci fa intendere che fino a quando una donna sarà disposta a fare “un passo indietro” rispetto al successo sociale ed economico del proprio uomo non ci sarà vera parità. Fino a quando ogni madre non cesserà di tacere di fronte a soprusi e violenze (subite magari di fronte ai figli) non ci sarà visibilità sociale del problema. Fino a quando non ci sarà una rete di solidarietà civile (magari di genere o “sorellanza”) non ci sarà un definitivo riscatto.
Certo, il mondo del giallo e della fiction sono spettacolarizzazione e provocazione, ma dovremmo sempre riflettere ad ogni volta in cui, come essere umani, abbiamo avuto un pregiudizio o fatto una scelta solo sulla base di “è un uomo” o “è una donna”
Sono certo che se ogni donna avesse potuto realizzare se stessa in totale naturalezza (dentro e fuori le questioni di cuore) nel contesto sociale esattamente come un uomoforse oggi la realtà sarebbe diversa.
E niente mi eviterà di pensare che il primo, essenziale, passo in questo percorso di parità tra i generi debba essere fatto all’interno della coppia, nel sentimento d’amore. Che può non delegare ed abdicare all’altro ma pretendere integrazione effettiva e pari dignità e diritti. Effettivi. Completi. Definitivi.

MP

 

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