19 Marzo 2013

Festa del Papà

Gabriele Piampiani

Penso che se l’Associazione LUI – desideri tentare di avviare una trasformazione dell’essere maschi oggi, lo debba fare partendo da sé. Partendo dalla propria personale esperienza, dai propri pensieri, dalle proprie, emozioni e acquisizioni; parlare sempre in prima persona, evitando generalizzazioni indebite: la consapevolezza della nostra parzialità, individuale e di genere, ci deve aiutare a essere reciprocamente attenti e rispettosi di noi e degli altri e soprattutto delle altre.

Il privato è politico! Oggi il politico si chiama Festa del Papà, o del babbo, ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. Mentre il privato oggi si chiama Gabriele Piampiani, mio padre.

Personalmente mi ricordo che fin da piccolo ho sempre “combattuto”, o per meglio dire “disprezzato” mio padre, gli altri padri apparivano ai miei occhi tutti migliori di lui. Mio padre non mi ha mai insegnato ad andare in bicicletta, non mi ha mai portato a Gardaland, non mi ha mai insegnato a nuotare e non c’era quando Babbo Natale mi veniva a portare i regali. Lui non c’era mai in questi momenti, era quello che oggi si definirebbe: bread winner, una persona dedita al lavoro per portare a casa la “pagnotta”. Ai miei tempi, gli anni ’80, lo chiamavamo padre.

Ricordo mio padre per frasi quali: “io con Jacopo ci parlerò quando sarà grande…”. Oppure quando persi l’anno scolastico alle superiori, in prima liceo, e non sapevo se rimanere nella stessa scuola o cambiare: “cosa fai? Scappi?” o ancora, prima di uscire la sera con gli amici: “oh, testa…”.

Ho sempre “contestato” questo suo atteggiamento nei miei confronti, non lo comprendevo anche perché se domandavo, dovevo interfacciarmi sempre con mia madre, solo quando questa non riusciva più a contenermi, scattava l’allarme rosso e interveniva mio padre riportando la calma e il silenzio in casa, dicendo: “Jacopo, mamma ha ragione, lo dice per il tuo bene…”, qualsiasi argomento fosse, senza neanche interpellarmi.

Poi crescendo, ho avuto la fortuna di avere un motorino, studiare, viaggiare, proseguire gli studi universitari, apprendere ciò che mi piaceva, la psicologia, preparare la tesi all’estero, facendo l’erasmus, specializzandomi, prima con il corso di Consulenza Tecnica, poi Mediatore Familiare, a seguire Mediazione per la Conciliazione e infine ho potuto conseguire il titolo di Psicoterapeuta, per non parlare dell’opportunità di fondare LUI – .

Attraverso tutte queste esperienze, storie, avventure, ho fatto un “viaggio”, un viaggio in cui più andavo avanti e più tornavo indietro, un “viaggio a ritroso”, che mi ha permesso di comprendere che persona fortunata sono.

Ho potuto comprendere e ogni giorno sempre più, come un semplice uomo, di umili origini abbia deciso di rinunciare a tutti i suoi sogni per permettere al proprio unico figlio di poterli vivere. Papà è vero che non c’è stato, in momenti per me rappresentativi ma è lui che mi ha permesso di avere esperienze, storie, avventure e di viverle. E’ lui che con il suo duro sacrificio mi ha permesso di avere una bicicletta, di mandarmi a Gardaland con lo zio Alessandro (per me come un secondo padre); è mio padre che mi ha permesso di andare al mare a imparare a nuotare mentre lui era a lavorare ed era lui Babbo Natale che mi veniva a portare i regali.

Certo sarebbe potuto essere un padre migliore, parlandomi di più e cercando di essere più presente ed empatico, ecc., ecc. ma sarebbe potuto anche essere un padre assai peggiore. Io di questo gli sono grato!

Solo oggi comprendo quale persona sia, un uomo, colmo di pensieri lavorativi ma mai fatti pesare a casa. Una persona piegata dalla vita ma pur sempre in grado di regalare sorrisi e battute alle persone che gli stavano accanto che si lamentavano di leggerezze, come un figlio che ripeteva: “non ce la farò mai…”.

Oggi il mio viaggio a ritroso dentro la storia della vita dei Piampiani – Tinghi, continua e anche grazie alla mia compagna Moira, che mi sostiene e favorisce il dialogo tra me e i miei genitori, in particolar modo con mio padre, riesco “gustosamente”, seppur “faticosamente” a dialogare con mio padre, imparando il suo linguaggio, il linguaggio della cucina, dato che ha ormai questa passione, visto che mia madre ha iniziato ad occuparsi di pari opportunità e differenza di genere, lasciando quindi la cucina libera. Certo non parlerò dei massimi sistemi con mio padre, ma in generale, parlando dell’ultima ricetta che papà ha imparato a fare da Benedetta Parodi, riesco a conoscere il suo mondo e non di rado, salta fuori qualche storia di quando lui giocava in serie A a calcio.

Di questo sono felice perché comprendo che forse adesso “sono grande” e mio padre mi sta parlando. Buona festa del papà, PAPA’!

JP

http://www.youtube.com/watch?v=G2kjGmxfohE

 

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