Il Professore e il Pazzo
Un ottimo film su cui provare ad avviare una riflessione sul maschile, a mio avviso, potrebbe essere: “Il Professore e il Pazzo”, un film del 2019 diretto da P. B. Shemran i cui protagonisti sono Mel Gibson, Sean Penn e Natalie Dormer. Il film nasce da una storia vera e il film è un adattamento cinematografico del libro del 1998: “L’assassino più colto del mondo” (The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words) scritto da Simon Winchester e narra le vicende di Sir James Murray (interpretato da Mel Gibson), che nel 1879 inizia a lavorare alla prima edizione dell’Oxford English Dictionary.
Il film risulta interessante perché nei vari passaggi della pellicola si intravedano modalità relazionali tra i diversi attori, che hanno a che vedere con il genere, sfumature, forse anche personali proiezioni, ma se analizzate possono tornare utili per smuovere una condivisione di vissuti sull’idea di essere maschi.
Per esempio il Professore, personaggio autodidatta, senza titoli accademici ma solo con una grande voglia di rivincita sociale, interpretato da Mel Gibson, desidera lavorare alla prima edizione dell’Oxford English Dictionary e riuscendo ad ottenere il lavoro senza aver neanche condiviso l’interesse con la moglie, quanto meno per prepararla ad un possibile cambiamento di vita, ma presentandosi al suo cospetto a cose fatte. Imponendole di fatto un trasferimento e un supporto nel portare a termine l’opera: “per fare un libro serve sempre il dorso…” Ci è mai successo come uomini di comportarci così? È giusto fare così? Cosa ci dice del nostro maschile?
Soffermandosi sempre su questo nucleo familiare, è la stessa moglie che richiama il marito alla semplicità di fare a palle di neve, per essere presente in famiglia. Il lavoro è sicuramente importante ma non è tutto, ci sono anche altre cose importanti nella vita a cui dare valore. Ci è mai successo come uomini di comportarci così? È giusto fare così? Cosa ci dice del nostro maschile?
Altra sfumatura su cui soffermarsi è il lavoro che è costretta a fare l’attrice Natalie Dormer: la prostituta. Un lavoro che la espone ogni volta a possibili pericoli anche di vita visto che i clienti senza farsi troppe domande la possono anche picchiare. Ci è mai successo come uomini di comportarci così? È giusto fare così? Cosa ci dice del nostro maschile?
Paradossalmente la figura del Pazzo, un medico che aveva studiato interpretata da Sean Penn arrivano gli spunti più interessanti per un maschile che vuole cambiare, redimersi. Il semplice gesto dell’attore di donare la sua pensione militare alla vedova, è un gesto di consapevolezza dell’errore fatto e di assunzione di responsabilità nel provare a fare qualcosa di diverso per cercare di riparare in parte al danno compiuto. Il fatto anche di contribuire volontariamente alla formulazione del nuovo dizionario è un personale impegno nel fare qualcosa per sentire di esistere, di essere qualcosa di diverso dalla etichetta che gli viene attribuita di pazzo detenuto che gli viene assegnata.
Questi semplici ma importanti gesti portano a scoprire nuove dimensioni, le persone intorno a lui vedono altro oltre le etichette, vedono l’uomo. Lo stesso Professore, inizia a nutrire una fratellanza da questo uomo così tanto lontano, diverso da lui ma così tanto accomunato dall’amore per le parole, nasce tra loro una condivisione maschile, un’amicizia.
Questi sono solo spunti su cui provare a riflettere… Spero possano essere di aiuto per avviare una proficua riflessione critica sulla nostra idea di essere maschi nella società d’oggi.