{"id":894,"date":"2015-07-02T12:15:49","date_gmt":"2015-07-02T10:15:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.associazionelui.it\/?p=894"},"modified":"2023-02-20T12:58:02","modified_gmt":"2023-02-20T11:58:02","slug":"la-vita-quotidiana-nei-social-network-come-facebook-twitter-ed-instagram-ci-hanno-cambiato-stili-di-vita-comportamenti-ed-abitudini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazionelui.it\/it\/la-vita-quotidiana-nei-social-network-come-facebook-twitter-ed-instagram-ci-hanno-cambiato-stili-di-vita-comportamenti-ed-abitudini\/","title":{"rendered":"La vita quotidiana nei Social Network: come Facebook, Twitter ed Instagram ci hanno cambiato stili di vita, comportamenti ed abitudini"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">In un periodo assolutamente non sospetto, quando internet nemmeno esisteva e la sola forma di comunicazione a distanza era quella del normalissimo telefono (fisso di casa oppure cabina pubblica), Andy Warhol, con uno di quei suoi guizzi d&#8217;ingegno premonitore che lo hanno fatto passare alla storia, non solo dell&#8217;arte, ebbe a dire:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00a0\u201c<strong>in futuro, ciascuno sar\u00e0 famoso nel mondo per 15 minuti\u201d<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Correva l&#8217;anno 1968, e l\u2019icona della pop art aveva appena urlato al mondo la sua profezia. Uno slogan che avrebbe funzionato sempre e dovunque, e che tutti avrebbero cercato nel tempo di metabolizzare a proprio vantaggio. Divenne persino traccia del tema d\u2019italiano agli esami di Stato nel 2011:<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>Prima prova: \u201cSi richiede al candidato di riflettere sul valore effimero (o meno) della fama nella societ\u00e0 contemporanea, analizzando in particolare i talent show e i social media (twitter, facebook, youtube)\u201d.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il genio della Factory, che tante volte si era reso protagonista (a volte ridicolo) con sue affermazioni strampalate (una su tutte: \u201cla cosa pi\u00f9 bella che ho visto a Firenze \u00e8 il Mc Donald\u201d), questa volta ci ha perfettamente azzeccato. Chapeau!<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u00c9 proprio il caso di dire che mai previsione fu pi\u00f9 geniale di questa perch\u00e8, oggi, il rincorrere una fama virtuale che dura il tempo di una sigaretta fumata nervosamente, \u00e8 divenuta l&#8217;occupazione quotidiana di milioni di internauti. Occupazione che, mediamente, oscilla tra lo psicotico e il ridicolo, senza naturalmente tralasciare il macabro, come vedremo pi\u00f9 avanti parlando del fenomeno della \u201cnecrofama\u201d.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;analisi del profilo Facebook di un normalissimo utente (minorenne ma non solo) \u00e8, il pi\u00f9 delle volte, una vetrina della ripetitiva quotidianit\u00e0 della sua vita, fatta di mattinate a scuola, aperitivi pomeridiani, uscite e bevute con gli amici, attivit\u00e0 tutte di cui viene spesso e volentieri fornito ampio e ridondante resoconto fotografico. Nelle sue vesti di principale social network al mondo, con una base odierna di pi\u00f9 di un miliardo di utenti attivi che vi si collegano almeno una volta al mese, Facebook \u00e8 non solo un mastodontico aggregatore di contatti, relazioni e frammenti di vita quotidiana, una perpetua e ridondante conference call tra utenti dei cinque continenti, ed un vero e proprio buco della serratura dal quale spiare ma soprattutto farsi spiare, ma anche, e forse soprattutto, un mezzo semplice, immediato e diretto per comunicare.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Per comunicare, d&#8217;accordo, ma che cosa?<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Partiamo, per rispondere a questa ultima domanda, da quelle che sono le principali motivazioni che attirano gli utenti a iscriversi a Facebook ed a partecipare attivamente alla gestione del profilo della propria pagina. Da un sondaggio realizzato dalla societ\u00e0 di ricerca Nielsen nel 2013 tra soggetti tra i 16 ed i 25 anni, \u201camicizia\u201d e \u201cdivertimento\u201d sono le due motivazioni principali (rispettivamente al 42 e 43% delle risposte), ed un 10% ne dichiara invece un uso senza una ragione precisa, che potremmo quindi catalogare con un \u201cci sono anche io, anche se non so esattamente perch\u00e8\u201d. Il sondaggio \u00e8 stato realizzato anche tra soggetti minorenni sebbene Facebook, almeno in Italia, preveda una et\u00e0 minima di iscrizione coincidente con il 18esimo anno d&#8217;et\u00e0. La ragione \u00e8 semplice ed intuitiva, tenuto conto di quanto facilmente ci si possa iscrivere al social network pur in mancanza del requisito della maggiore et\u00e0 (\u00e8 sufficiente indicare un anno di nascita anzich\u00e9 un altro): Facebook pullula di profili di minori sotto mentite spoglie anagrafiche.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La privacy, e questo \u00e8 un dato molto interessante che \u00e8 emerso dal sondaggio, \u00e8 considerata importante, ma poco pi\u00f9 di uno su tre ha dichiarato di aver letto le condizioni di servizio. Gramo destino delle norme a tutela della riservatezza \u00e8 quello di essere poste a tutela (anche) di soggetti che quotidianamente pubblicizzano sui social network, e quindi gridandolo al mondo intero, ogni genere e tipo di dato (anche sensibile o sensibilissimo) riguardante la propria o l&#8217;altrui persona. Su Facebook non \u00e8 certo cosa rara, anzi \u00e8 presoch\u00e8 la norma, imbattersi in soggetti che \u201cfanno outing\u201d rivelando la propria omosessualit\u00e0, in ragazzine che pubblicano proprie foto discinte (a volte sino a farsi bannare il profilo), in genitori che pubblicano interi book fotografici dei propri figlioletti (anche neonati), in degenti in ospedali che postano la propria cartella clinica, e in assassini, colposi o dolosi che siano, che arrivano persino a postare sul proprio profilo il delitto appena consumato (\u00e8 infatti notizia del primo dicembre 2014, come riporta in sito rainews.it, quella del post \u201cSei morta troia\u201d scritto da tal Cosimo Pagnani dopo aver massacrato la moglie a coltellate. Post che, in poche ore, e comunque prima che il profilo dell&#8217;uomo venisse oscurato, ha collezionato oltre 400 condivisioni e pi\u00f9 di 300 \u201cmi piace\u201d tra cui, si fatica a crederlo, anche quello di Rosa Pagnani, sorella della vittima).<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La casistica di post riguardanti inoltre dati e materie altrimenti riservati \u00e8 pressoch\u00e8 infinita, sino a raggiungere il parossismo di chi letteralmente pubblica foto e considerazioni su ogni momento della sua giornata, dalla colazione del mattino all&#8217;ultimo pensiero della sera prima di andare a dormire. Naturalmente la tutela della privacy non pu\u00f2 poi essere invocata da coloro che si pongono consapevolmente nella situazione di violare norme che sono a tutela dei loro propri interessi e diritti, come purtroppo spesso accade quando si cerca di chiudere il proverbiale cancello quando i buoi sono gi\u00e0 tutti scappati dalla stalla.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Prima che la viralit\u00e0 dei selfie contagiasse il mondo intero (nell&#8217;agosto del 2014 selfie \u00e8 stata la parola pi\u00f9 utilizzata al mondo), animali (soprattutto gatti) e cibo (soprattutto piatti pi\u00f9 o meno elaborati serviti a cena durante le vacanze estive) erano i soggetti pi\u00f9 postati, condivisi e commentati sui social network.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il mio micio si \u00e8 addormentato in una posa strana sul divano? Foto + post sul mio profilo. Al ristorante in costa azzurra mi hanno appena servito uno sfavillante composizione di frutti di mare? Foto + post sul mio profilo, e cos\u00ec a seguire, in una quantit\u00e0 di soggetti\/oggetti ritratti con relativo commento che \u00e8 potenzialmente infinita ed illimitata.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">L&#8217;obiettivo \u00e8 e resta sempre lo stesso. Mostrare agli altri brandelli della propria vita, ottenendone la condivisione, il consenso, il positivo commento e, naturalmente, il \u201cmi piace\u201d, il cui numero \u00e8 la certificazione inappellabile del proprio successo virtuale. L&#8217;identit\u00e0 e il successo sui social network si pesano unicamente in termini numerici. Pi\u00f9 sono le condivisioni del mio stato, pi\u00f9 sono i \u201cmi piace\u201d ed i commenti ai miei post, pi\u00f9 sono i miei amici, pi\u00f9 io sono importante sul social network. La corsa \u00e8 quella al successo, e proprio come nel mondo reale la si misura in termini di popolarit\u00e0. Una corsa che non risparmia di certo gli utenti minorenni, ma che anzi li vede tra i maggiori protagonisti nello sgomitare mediatico sui social network, costantemente pronti a ritagliarsi fette crescenti di popolarit\u00e0 con post sempre pi\u00f9 avvincenti, spettacolari e ammiccanti. Le parole d&#8217;ordine sono sempre le stesse. Esserci, apparire, contare, essere \u201ccool\u201d, fare tendenza, lasciare indietro gli altri che non sono all&#8217;altezza.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">La vulnerabilit\u00e0 dei minori in questo turbinio virtuale di dati ed immagini (qualcuno a volte ha azzardato un crudo paragone con il tritacarne) non \u00e8 trascurabile. Oggi non \u00e8 certo un mistero, ed alcune societ\u00e0 che assisto come avvocato me lo hanno confermato, che prima di procedere all&#8217;assunzione di un candidato a ricoprire una posizione in azienda, oltre al di lui CV tradizionale (quello contenente dati ed esperienze professionali), viene discretamente valutato (all&#8217;insaputa del candidato) anche quello del di lui profilo Facebook e Instagram (e sebbene una propria foto ubriaco e\/o in atteggiamenti non proprio urbani, magari anche di diversi anni prima, di certo non scandalizza oramai pi\u00f9 nessuno, potrebbe comunque essere valutata negativamente da un selezionatore di personale alquanto intransigente, o anche solo di pessimo umore al momento della scelta di un candidato piuttosto che di un altro). Questa ultima mia considerazione non vuole certo nascondere tra le righe un paternalistico decalogo del perfetto utente dei social network (non \u00e8 n\u00e9 mio compito n\u00e9 mia intenzione quella di dispensare buoni consigli), ma solamente focalizzare l&#8217;attenzione su quelle che possono essere le conseguenze negative di una foto e\/o un commento postato con estrema leggerezza. Ho gi\u00e0 parlato sopra di internet come buco nero che tutto ingloba e \u201cnulla smaltisce\u201d, ragione per cui \u00e8 sempre buona norma quella di rendersi conto che una propria foto postata oggi sul proprio personale profilo, potenzialmente potr\u00e0 essere per sempre in rete, e ci\u00f2 nonostante ci si attivi in ogni modo per cancellarne le tracce. Se, ad esempio, mi rendo conto di aver pubblicato su Facebook una fotografia che era meglio restasse privata, o postato un commento perdendo una buona occasione per altrimenti tacere, non sar\u00e0 certo cancellandoli che avr\u00f2 esercitato il mio diritto di \u201creset retroattivo\u201d, perch\u00e8 una volta entrato in rete dal mio profilo, l&#8217;\u201doggetto del ripensamento\u201d vivr\u00e0 di vita propria, diffondendosi viralmente tra profili di amici e maglie della rete. \u201cPensarci prima\u201d \u00e8 di solito uno dei sempreverdi comandamenti della vita reale, che diventa ancora pi\u00f9 pregno di significato in quella virtuale, laddove agli errori \u00e8 pressoch\u00e8 impossibile porvi rimedio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>\u201c(&#8230;) Ma oggigiorno \u00e8 proprio dietro al comportamento effimero che si celano gli aspetti ritenuti pi\u00f9 interessanti dagli iscritti ai social network, e sono sempre \u201cgli altri\u201d a conferire legittimit\u00e0 ai nostri gesti, a fare di noi una persona di successo. Ma chi \u00e8 una persona di successo? Un vip? Un opinionista che parla in televisione? Un famoso nell\u2019isola? Uno scrittore di cui si vendono migliaia di libri?\u00a0<strong>Nella incapacit\u00e0\/impossibilit\u00e0 di accedere direttamente ai posti del potere, la maggior parte di noi si inventa i propri strumenti di autoaffermazione, sperando in uno scatenamento aurorale di avatar<\/strong>: copie di copie di copie di copie tutte differenti e tutte uguali. Ciascuna di questa copie si procura i suoi wharoliani 15 minuti di fama al giorno. Ma la cosa non finisce qui. Mentre colleziona piccoli successi, proprio nell\u2019istante stesso in cui lo fa, lascia fantastici materiali di scarto, oceani di non detto, zone di verit\u00e0 nascoste che proprio il meccanismo della compulsione narcisistica rivela a chi, come Andy Warhol e affini, se ne frega di giudicare \u201ceffimero\u201d il fenomeno, preferendo raccogliere quell\u2019 \u201caltro\u201d e quell\u2019\u201caltrove\u201d che si scatenano con ogni messa in spettacolo di s\u00e9.\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>(Katia Ippaso \u2013 blog 2012)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Sia per\u00f2 chiara una cosa, Facebook e gli altri social network sono un formidabile strumento a disposizione degli internauti, non si pu\u00f2 perci\u00f2 trascurare che il loro successo sta portando, e in qualche modo educando, a interagire on line, milioni di persone che fino a poco tempo fa erano digiune di un \u201cutilizzo collaborativo\u201d del web. Un segnale ancora pi\u00f9 importante per il fatto che il fenomeno sembra ormai entrato nella cultura dei pi\u00f9 giovani, molto probabilmente per restarci.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>\u201c(&#8230;) La massa critica si \u00e8 raggiunta solo di recente in Italia.\u00a0<strong>Un social network pu\u00f2 essere anche il migliore del mondo, ma se non si viene a creare un network non serve a niente.<\/strong>Nella mia universit\u00e0 il network ha cominciato a nascere circa 3 anni fa portato dagli studenti in scambio nelle universit\u00e0 straniere dove era gi\u00e0 imprescindibile. Da allora \u00e8 uno strumento utilizzato in massa. Ed \u00e8 infatti tra i pi\u00f9 giovani che Facebook diventa una tessera di un mosaico molto pi\u00f9 articolato di cui fanno parte sempre pi\u00f9 spesso servizi come Twitter, Flickr, Oknotizie, Meemi, Del.icio.us e Mogulus.\u201d<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>(Di Maio, early-adopter Universit\u00e0 Bocconi &#8211; 2014)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Si torni ora al mai sopito dibattito \u201cminori si \/ minori no\u201d che puntualmente vede protagonista il principale social network del mondo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>\u201cOra Facebook decide di allargare il giro\u00a0puntando ai\u00a0giovanissimi, permettendo l&#8217;iscrizione anche agli under 13 (\u2026) Per motivi di sicurezza e tutela dei minori fino a oggi Facebook non ha permesso l\u2019iscrizione agli under 13, mediante il controllo della data di nascita richiesta al momento della registrazione al social network.\u00a0<strong>Ma inserire una data diversa da quella vera \u00e8 un gioco da ragazzi (anche se espressamente vietato), e con questo trucchetto\u00a0si sono potuti iscrivere moltissimi ragazzini, molti addirittura sotto i dieci anni di et\u00e0.<\/strong>\u00a0Ovviamente sta ai genitori mettere in atto una serie di misure per proteggere i propri figli dai rischi che si possono correre in rete interagendo con dei malintenzionati. Un meccanismo di filtro-protezione, inizialmente previsto e poi saltato, era questo: fino all&#8217;autunno scorso Facebook impediva agli utenti tra i 13 e i 17 anni di condividere contenuti con tutti e non solo con i loro amici. Questo, ovviamente, riduceva i rischi di fare pericolosi incontri sul web. Ma per esigenze di mercato, visto che buona parte dei social network concorrenti non aveva restrizioni simili, Facebook ha rivisto le proprie regole allargando le maglie sulla sicurezza. Molti avevano protestato sottolineando che questa apertura avrebbe favorito, ad esempio, i pedofili. Ma Facebook ha sempre collaborato con la giustizia per combattere questo fenomeno criminale, sia aprendo i propri server agli inquirenti, sia sensibilizzando gli utenti a prestare la massima attenzione quando si naviga e si interagisce, tramite i social network, con delle persone sconosciute. Ovviamente serve anche il buonsenso (e i controlli) dei genitori.<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><em>(De Montis, Il Giornale , 31\/05\/2014)<\/em><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Molto, anzi moltissimo, si \u00e8 detto e si \u00e8 scritto sul valore semantico della parola \u201camicizia\u201d sui social network, Facebook in particolare, per cui qui non mi dilungher\u00f2 su tale aspetto gi\u00e0 ampiamente dibattuto, limitandomi solo ad una breve considerazione. Una vignetta dello storico New Yorker del 2012 mi ha particolarmente colpito per la sua fragorosa capacit\u00e0 di tramettere in modo immediatamente intuitivo la dicotomia oggi imperante tra i giovanissimi tra reale e virtuale, soprattutto nell&#8217;ambito delle relazioni interpresonali. La propongo qui in allegato cos\u00ec com&#8217;\u00e8, senza commenti, lasciandola intatta nella sua geniale semplicit\u00e0 comunicativa. (da New Yorker 2012)<\/p>\n<p>ARTICOLO DI MARCO FACCIOLI, PUBBLICATO SU <a title=\"vai all'articolo originale\" href=\"http:\/\/www.personaedanno.it\/?option=com_content&amp;view=article&amp;id=47983\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">PERSONAEDANNO.IT<\/a> IL 01.07.2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; In un periodo assolutamente non sospetto, quando internet nemmeno esisteva e la sola forma di comunicazione a distanza era quella del normalissimo telefono (fisso di casa oppure cabina pubblica), Andy Warhol, con uno di quei suoi guizzi d&#8217;ingegno premonitore che lo hanno fatto passare alla storia, non solo dell&#8217;arte, ebbe a dire: \u00a0\u201cin futuro, &hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":4284,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[72,1],"tags":[],"class_list":["post-894","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosa-pensa-lui","category-news"],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - 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