22 aprile 2013

Un’occasione persa

un'occasione persa

Qualche settimana fa avevo scritto un articolo auspicando l’elezione di una Donna come Capo dello Stato (Una Donna for President, ndr), ovviamente il mio desiderio è rimasto tale.

Non me ne voglia il Presidente eletto Napolitano, per il quale nutro ammirazione per il grande senso di responsabilità nazionale che ha ancora una volta mostrato, ma è stata un’occasione persa.

Una donna al Quirinale avrebbe rinnovato l’Italia.

Non è una questione di principio, un dogma, una scarsa fiducia nel maschile, un immotivato “tifo” per le donne: sarebbe realmente stata una bella e grande novità per almeno una serie di valide motivazioni.

Prima fra tutte: la “rappresentazione scenica del potere” avrebbe assunto vesti diverse da quelle maschili.

Il cambiamento di genere al vertice delle istituzioni avrebbe certamente segnato un solco nella storia politica nazionale, mettendo finalmente al servizio dei cittadini le capacità femminili, finora relegate a ruoli di contorno.

Avrebbe aperto una stagione di “luna di miele” col popolo (dopo la gaffe dei “dieci saggi” maschi), il quale – comunque la si pensi – avrebbe riconosciuto l’inversione di rotta, almeno per il suo valore simbolico, in attesa di veri radicali interventi istituzionali.

Dunque, una Presidenta avrebbe personificato il cambiamento, allo stesso modo di Obama in USA.

Sarebbe stato un grande segnale anche agli occhi dei nostri partners europei ed internazionali.

Persino la tanto vituperata Chiesa in pochi giorni ha eletto in Conclave il Papa (rectius, il Vescovo di Roma Francesco) che serviva, l’uomo della discontinuità…ma lì c’era anche il fattore Spirito Santo.

Un’altra grande ragione per cui si è fallito è stato il mancato ascolto della società civile da parte della politica, non tanto nelle convulse giornate di votazione in seduta comune (con la candidatura, poi bocciata, di noti uomini politici), piuttosto facendo riferimento ai sondaggi delle settimane precedenti.

E’ noto a tutti come l’elezione del Capo dello Stato – Costituzione alla mano – sia cosa appannaggio della politica, ma la buona politica dovrebbe, a mio modesto avviso, captare i desideri dei concittadini e tentare di trasformarli in opere all’interno delle Sedi parlamentari.

Mi riferisco soprattutto al sondaggio indetto dal Corriere della Sera, nel quale la stragrande maggioranza dei votanti (con una percentuale significativa, rappresentativa di un campione valido di popolazione) aveva individuato una donna come nominativo di futura Presidenta, con più di dieci punti percentuali di vantaggio sul secondo nominativo maschile.

Non importa chi fosse il nominativo, quel che contava era il messaggio che si voleva dare.

La politica non ne ha tenuto assolutamente di conto, proponendo principalmente nominativi maschili (salvo l’eccezione della candidatura, di scorta, della attuale Ministra degli Interni, comunque scarsamente votata).

Mi stupisco enormemente, al contempo, di come i movimenti a favore delle donne, non abbiano sentito il dovere di far sentire la propria voce in maniera decisa, a sostegno di una candidatura forte di una donna (chiunque essa fosse), così come invece sono riusciti  a farlo quando lo hanno voluto davvero, in altre battaglie civili.

Era adesso il quando. Domani, forse, sarà troppo tardi.

Certo, la società civile è responsabile in seconda battuta, dopo i nostri onorevoli rappresentanti. Dopo la loro autoreferenzialità.

Una donna sul Colle, probabilmente, avrebbe gestito l’impasse della creazione di un Governo con soluzioni diverse, con approcci umani mai sperimentati.

Tra pochi minuti il Presidente eletto si insedierà nella propria carica, generosamente offerta alla nazione nonostante i propositi di meritato riposo. Sicuramente Napolitano non fallirà la missione.

Nessuno sa se il suo settennato che va ad iniziare sarà portato al termine, oppure se sceglierà di percorrere le orme di Ratzinger (in versione laica).

Tuttavia, quel che è certo, è che la prossima occasione elettiva non dovrà essere fallita, altrimenti il cambiamento, la discontinuità (se mai ci sarà), non sarà tale.

 

(Gabriele Lessi)

 

 

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