15 febbraio 2016

Scuole, Sanremo e Gender

Scuole, Sanremo e Gender

Mai come in questo mese di febbraio l’associazione LUI è concretamente impegnata sulle tematiche che stanno alla base della nostra “visione sul maschile” e, più in generale, sul contrasto alla violenza, nella sua accezione più ampia: progetti educativi nelle scuole, Gruppo di condivisione maschile, eventi culturali, Programma di fuoriuscita dai comportamenti violenti per uomini maltrattanti ed osservazione della società contemporanea. Un breve resoconto di alcune esperienze, riflessioni e “spunti” da questo inizio 2016.

SCUOLE – Senza interrompere la “catena di trasmissione” degli stereotipi di genere, attraverso una rilettura della propria vita e dei propri paradigmi culturali, non sarà possibile una reale inversione di rotta, verso un progresso della società civile. Fortunatamente questa nostra visione é condivisa da molte e molti insegnanti (e dirigenti scolastici) che, ormai da anni, ci invitano nelle scuole “medie e superiori” del nostro territorio per lavorare con le giovani generazioni. Non si tratta di lezioni cattedratiche, bensì di partire da quello che i ragazzi e le ragazze vogliono condividere con noi sulle tematiche degli stereotipi e della violenza di genere, per poi introdurre strumenti – e focus informativi – che possano ampliare la loro visione di partenza, lasciando libera ogni persona di compiere le proprie scelte, ma con maggiore consapevolezza e senso di responsabilità.

Non è un “lavaggio del cervello”, non è neanche l’imposizione di nuovi modelli e teorie, è un’esperienza collettiva che ci vede coinvolti anche noi come “giovani uomini facilitatori”, mettendoci la faccia, nel cercare di veicolare “nuovi possibili orizzonti” tesi a scardinare gli stereotipi che stanno alla base dei così detti “ruoli di genere”.

L’obiettivo è quello di rendere più libere e non-violente le relazioni tra persone, a partire da quelle che si creano in una classe scolastica, facendo sì che “l’accettazione dell’altro” non dipenda dal rispetto, o meno, di modelli pre-costituiti (stereotipati). Il riferimento normativo che teniamo ben presente in mente, in questi nostri interventi, fa capo alla Convenzione di Istanbul del 2011, nella quale l’educazione scolastica viene indicata come “migliore mezzo” di prevenzione contro tutte le violenze e discriminazioni.

Anche quest’anno l’esperienza nelle scuole è fantastica!

Nei mesi di febbraio, marzo ed aprile siamo (e saremo) al lavoro presso Istituti scolastici di Livorno e provincia. In molti casi troviamo classi già sensibilizzate sulle tematiche predette e da lì si parte per un “viaggio emozionale” in cui spesso si è testimoni di racconti di vita reale. Basta toccare i “tasti giusti”, con modalità comunicative anche non-verbali, per creare un clima di collaborazione attiva da parte degli studenti. L’idea che ci siamo fatti è che i giovani abbiano voglia di confronto, di ascolto reciproco, di riflessione: sono ragazzi e ragazze vogliosi di implementare la propria conoscenza su temi come la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale. Classi multietniche, dove le tematiche appena elencate sono “palestra quotidiana”, banco a banco, che spesso può insegnare a noi “grandi” nuove modalità di integrazione e convivenza civile.

SANREMO – Alcuni “frammenti” dalla 66esima edizione del Festival della canzone italiana di Sanremo, terminata sabato scorso. In un’ottica di genere mi ricordo alcuni “flash” della kermesse canora nazionale: l’operazione “pari opportunità” valletto-valletta, i molti nastri arcobaleno, Virgina Raffaele ed una manciata di buone canzoni.

Personalmente, penso che si potrebbe fare a meno del ruolo dei “valletti” – nel 2016 – se per tale categoria si intendono “figure subalterne al presentatore”, “attendenti” di quest’ultimo, relegate a “mera cornice” rispetto all’opera che si mostra. Un’operazione di stile, di esteriorità un po’ fine a se stessa. La bella modella rumena ed il bel baldo attore italiano hanno assolto il loro “compitino” senza lasciare traccia profonda. Almeno mi pare.

La questione è legata ai modelli che vogliamo veicolare al grande pubblico ed alle giovani generazioni: a cosa serve esporre bei corpi, più o meno vestiti? (Audience?) A cosa serve non far emergere nessuna loro peculiarità artistica (reale o presunta)? A cosa serve relegarli a ruoli marginali?

Sui molti nastri e simboli arcobaleno.

La genuinità di un “gesto politico” della cantante Noemi (e di pochi altri colleghi in prima serata sanremese), rispetto al dibattito parlamentare sul Disegno di Legge sulle Unioni Civili, ha aperto il palco dell’Ariston ad un tripudio di arcobaleni: sotto forma di nastro, bandierine, fazzoletti da taschino, bottoni e quant’altro. Un gesto di impegno e partecipazione. Mi rimane il dubbio che la “moltiplicazione dei vessilli rainbow”, dalla prima serata a quelle successive, sia stata anche una corsa al “politically correct”, piuttosto che una vera corsa al sostegno della battaglia sui diritti civili.

Controverso l’intervento di un’icona LGBTQI anni ’70 come Renato Zero, il quale, come “super ospite” della finale, ha fatto un discorso criptico sugli “alieni” (intendeva dire gay?), senza alcun riferimento chiaro in favore, o contro, il DDL Cirinnà. Una maggior chiarezza da parte di Zero, avrebbe reso tutto più facile: paradossalmente questa scelta di ambiguità potrebbe rappresentare la parte di Italia, non omofoba, che però non assume una posizione netta (una proposta di lettura alternativa alla più ovvia interpretazione di incoerenza ed ipocrisia da parte del Renato nazionale).

Una sorpresa, almeno per me, è stata Virginia Raffaele con le sue imitazioni.

Una giovane donna capace di essere credibile attraverso le sue spiccate doti artistiche e la sua simpatia. Capace di mostrare se stessa nella serata finale, senza rimanere schiacciata dal “peso” dei suoi alter-ego (realizzati in maniera intelligente, non volgare, esilarante). Una presenza femminile sul palco del Festival che ha lasciato il segno. Una presenza femminile che ha bilanciato il Festival “di” Carlo Conti. La Raffaele è stata brava ad imitare, co-condurre, improvvisare: un ciclone di donna e di talento.

GENDER – Lo spunto del titolo di quest’articolo nasce dal libro “Papà, Mamma e Gender” (di Michela Marzano, Utet 2015) che ho letto con piacere nello scorso weekend e che sarà alla base del prossimo incontro del nostro Gruppo di Condivisione. Un testo ben scritto che mi ero promesso di leggere e che l’amico Massimo Piccione (che ringrazio) ha reso possibile. Un testo che fa chiarezza, che mette i “puntini sulle i”, senza fare apologia e senza violenza verbale. Uno sguardo laico ma non scevro dalla spititualità.

Uno scritto che aiuta a far capire come l’orientamento sessuale non sia costitutivo dell’identità di genere.

La rinuncia al confronto sulle tematiche “delle famiglie”, che (r)esiste in alcuni ambienti cattolici italiani, appare una fragilità. Al contrario, laddove la fede si apre al dialogo, si ha la possibilità di sentirsi parte di un destino comune. Un’apertura al dialogo – tra l’altro – che non deve necessariamente essere prodromica alla messa in discussione dei propri dogmi.

Un dialogo che, però, non deve far perdere di vista il fatto che le legislazioni civilistiche sui diritti civili – come quella sulle Unioni Civili – seppur perfettibili o emendabili, rappresentano la sfera di autonomia legislativa statuale.

Voltaire scriveva che “la tolleranza è la capacità di sopportare anche ciò che si disapprova” e che questo è “conseguenza necessaria della nostra condizione umana”. Pasolini rispondeva che la tolleranza “è una forma di condanna più raffinata”.

Ognuno la può pensare in maniera differente, sulle tematiche di genere, ma una cosa deve essere chiara: parlare, dibattere, educare alla eliminazione dei pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini è solamente diffusione di civiltà e non di “teorie Gender”.

(Gabriele Lessi)

 

 

 

 

 

 

 

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