25 ottobre 2015

Per diventare uomini – Robert Bly

Per diventare uomini

Ho appena terminato di leggere un libro di cui vorrei parlare. Il libro in oggetto è: Per diventare uomini – come un bambino spaventato si può trasformare in un uomo completo e maturo di Robert Bly, Arnoldo Mondadori Editore.

Il libro credo che sia un importante e interessante testo da leggere per chi è interessato, interessata alle tematiche del maschile. A mio avviso, inizialmente il libro mi ha ricordato molto “Il maschio selvatico” di Claudio Risé, anche se a mio avviso è questo ultimo che “copia male” Robert Bly, il quale mostra una maggiore dimestichezza e padronanza del tema. Tutto questo, senza nulla togliere a Risè ma puro gusto personale.

Robert Bly è dell’idea che “viviamo oggi un momento in cui agli uomini appare chiaro che le immagini della mascolinità adulta offerte dalla cultura di massa sono ormai obsolete e non rappresentano più un punto di riferimento. Raggiunti i trentacinque anni, un maschio sa già che l’immagine dell’uomo giusto, dell’uomo forte, dell’uomo vero ricevuta negli anni della scuola, in realtà nella vita non funziona”. La storia dell’Uomo Selvatico è uno strumento per parlare del fatto che “quando un uomo moderno rivolge lo sguardo alla psiche, può scoprire al di sotto delle acque della propria anima, ritirato in un’area che nessuno visita da lungo tempo, un essere antico e peloso. Stabilire un contatto con il Selvatico è il passo che il maschio degli anni ottanta e novanta deve ancora compiere. Quando uno uomo comincia a sviluppare la propria parte ricettiva superando la diffidenza iniziale, solitamente scopre che si trarre di un’esperienza meravigliosa”.

E fino a qua tutto bene… C’è però qualcosa che mi sfugge dal punto di vista pratico, forse perché ancora “giovane” e immaturo, ma sta di fatto che mi sento di prendere le distanze dall’autore, visto che definisce “maschio tenero”, quel “maschio che è diventato sempre più premuroso e gentile, ma questo processo non gli ha fruttato maggiore libertà, e ciò a cui oggi ci troviamo di fronte è un caro ragazzo che accontenta non solo la mamma, ma anche la giovane compagna con cui sceglie di vivere. Ma questi uomini non sono felice. Il maschio tenero sapeva dire: sento il tuo dolore e considero la tua vita importante tanto quanto la mia, avrò cura di te e ti offrirò confronto, ma non era in grado di affermare e difendere ciò che lui stesso voleva”. 

Io penso che non sia importante che “tipo di maschio” si sia, quanto piuttosto cosa si voglia fare di questo nostro essere maschi. Credo cruciale, come Robert Bly, l’importanza di guardarsi dentro, riuscendo a comprendere chi si sia e cosa si voglia essere veramente ma a differenza di Bly non per questo lo si debba fare senza comprendere chi ci stia accanto o nel rispetto delle pari opportunità. Questa è la vera nuova sfida: siamo in grado noi uomini di portare avanti il nostro “credo” senza per questo dover ricorrere a prevaricazioni o a comportamenti violenti? Siamo in grado di giocare una partita alla pari, nel nome dei nostri ideali, dei nostri sentimenti?

Detto questo, vi invito alla lettura per spiegare meglio a me, cosa abbiate capito voi della lettura.

JP

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