10 aprile 2016

Occhiali di genere nel matrimonio

Occhiali di genere

E’ diverso tempo che non scrivo qualcosa… Il motivo è semplice dal 09 maggio 2015, momento in cui ho chiesto alla mia compagna di sposarmi, è partito tutta una serie di riassestamenti di dinamiche relazionali piuttosto importanti, che hanno portato la mia attenzione altrove.

Però nonostante questo, in questo periodo ho pensato e anche nel cammino alla preparazione al grande giorno, 09 maggio 2016, ho cercato sempre di tenere indossati i miei occhiali di genere.

Io non so cosa sia il matrimonio quindi non voglio prendermi il diritto di parlare di qualcosa che non conosco, ma sto comprendendo quello che significa dire ufficialmente “mi sposo“, in un’ottica di “genere”.

Nei preparativi del grande giorno sto quindi provando a contribuire anche io, per piacere, non certo per dovere, cercando di esprimere la mia modesta opinione su come organizzare tale giorno. Quindi insieme alla mia compagna abbiamo iniziato a conoscere tutte quelle figure che militano intorno al tema del matrimonio: preti, diaconi, personale del Comune, wedding planners, fiorai, fotografi, sagrestane, proprietari delle location in cui fare la festa, commessi dei negozi per abiti da sposi, parrucchieri, grafiche, ecc..

Non ho quindi potuto fare a meno di notare come tutte queste figure si rivolgano sempre (quando parlano) alla mia compagna e come percepiscano come “strano” il fatto che possa essere presente e per di più interessato all’argomento anche il futuro sposo. Le frasi più gettonate che ho sentito dire sono: “ma perché? C’è anche lui?”, “tanto si sa che lo sposo non conta nulla”, “ma che strano che sia interessato…”, “il matrimonio è il giorno della sposa…” ed altre ancora di questo “genere”

Frasi che non fanno altro che farmi sorridere, perché comprendo che sono dette in modo ironico e non certo per offendermi o ferirmi ma non posso fare altrettanto a meno di riflettere, perché le parole creano la nostra realtà… Che realtà creano queste frasi per noi uomini? Perché la percezione generale induce le persone a dire certe cose nei confronti di un uomo, futuro sposo? Probabilmente perché questa è l’immagine che noi uomini diamo, in generale, sul tema del matrimonio.

Questo articolo lungi da me dal voler aizzare gli uomini dal ribellarsi alle donne o dal voler diventare “prime donne” del matrimonio imponendo il proprio volere ma piuttosto sollecitarli a non disinteressarsene, a provare a riflettere su che significato abbia tale scelta per loro.

In cuor mio credo che il matrimonio sia un momento importante anche per noi uomini, è un’assunzione di consapevolezza e responsabilità ufficializzata alla comunità di riferimento… Il privato che diventa politico, l’intimità della mia relazione con la mia compagna che si trasforma e viene nominata e ufficializzata alle persone che ci circondano. Per me (per il momento, forse preso dall’entusiasmo, dall’ingenuità), è quindi un momento importante perché decido di diventare grande, di considerarmi al pari dei miei genitori, decido di cambiare il mio status sociale, decido di crescere e far fronte a tutto quello che ne comporta questa scelta, decido di intraprendere uno degli ultimi riti di passaggio che rimangono nella società odierna insieme alla mia compagna!

Penso a quegli uccellini maschi che per conquistare la compagna preparano il nido, uguale nel matrimonio. Credo sia importante appassionarsi dedicarsi al momento della costruzione del solenne momento che vede la mia compagna e me diventare moglie e marito. Ho paura! Ho paura nel futuro di poter non rispettare la mia moglie, questo mi spaventa ma non voglio partire gettando già la spugna anche dalle piccole cose, come ad esempio anche la preparazione di un matrimonio, perché penso che le piccole cose facciano le grandi differenze e perché oggi voglio costruire il mio domani con a fianco la donna che amo.

Quindi il mio augurio, il mio impegno personale è quello di dare la giusta importanza a tutto quello che ci circonda, prendersi il tempo per riflettere, per pensare, per respirare e per scegliere con consapevolezza cosa realmente ci piace, condividendolo con chi amiamo.

In conclusione voglio condividere con tutte quelle persone che, forse, leggeranno questo articolo quello che penso del matrimonio.

Da “resistenza a resa” di Dietrich BonhoefferAmore e matrimonio

Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio, siete invece un anello della catena di generazione che Dio fa andare e venire e chiama al suo Regno. Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo, e ne diventate responsabili. Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio, invece, è un’investitura, un ufficio. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento delle vita. E’ il matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d’ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore. Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è Dio che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte a ogni pericolo che lo minaccia dall’interno e dall’esterno. Dio è il garante dell’indissolubilità. E’ una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza serena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito.

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