8 gennaio 2016

Il branco di mezzanotte

Midnight

“Con tutte le cautele e il senso di responsabilità che si deve in questo genere di problemi, Colonia ha lo stesso significato di aggressione simbolica dell’irruzione fanatica nella redazione di Charlie Hebdo: lì veniva scatenata un’offensiva mortale contro la libertà d’espressione, considerata un peccato scaturito nel cuore del mondo infedele; qui contro la libertà della donna, la sua emancipazione impossibile e temuta in contesti culturali che danno legittimazione ideale e persino religiosa al predominio e alla sopraffazione del maschio. Certo, è diverso lo sterminio dei vignettisti dalle botte umilianti di Colonia. Ma c’è un comune sostrato punitivo, l’identificazione di un simbolo culturalmente indigeribile che stabilisce una distanza abissale tra uno «stile di vita» libero e una mentalità che bolla la libertà delle persone, uomini e donne allo stesso modo, come una turpitudine, un’offesa, un peccato, un oltraggio”.

Questo è un passaggio dell’articolo di Pierluigi Battista pubblicato sul Corriere della Sera di oggi.

Sembra doveroso soffermarci su questo increscioso fatto di cronaca: Colonia e l’intera Germania sono sotto shock per il capodanno da incubo in cui decine di donne – che hanno avuto la sventura di attraversare la piazza della Stazione centrale di Colonia nella notte di San Silvestro – sono state circondate, molestate sessualmente, palpeggiate, percosse, derubate di soldi e telefonini da uomini ubriachi radunatisi tra lo scalo ferroviario e il duomo. Secondo quanto riferito dalla Polizia locale, erano un migliaio di uomini, senza più freni e controlli. Poi la massa si è frantumata in gruppi più piccoli, che hanno circondato le donne compiendo quello che il capo della Polizia di Colonia ha definito “pesanti delitti sessuali di una dimensione completamente nuova”. Le testimonianze sono sconvolgenti, così come i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti in zona. Il numero delle denunce presentate aumenta di ora in ora. Altri casi simili vengono in queste ore denunciati in altre città europee.

L’ulteriore dato che viene fornito nelle testimonianze, nelle denunce e nelle immagini (così come espongono i media e le autorità) – e che rischia di essere il pretesto per rivendicazioni razziste – pare essere quello che individua i responsabili di quegli atti in gruppi di uomini di origini arabe o nordafricana.

«Sono stata toccata ovunque, è stato un incubo. Anche se abbiamo gridato e li abbiamo colpiti, loro non si sono fermati. Ero disperata e penso di essere stata palpeggiata circa cento volte in duecento metri. Per fortuna indossavo dei pantaloni e una giacca. Una gonna probabilmente mi sarebbe stata strappata via», ha detto una donna di Colonia al quotidiano Express. La 27enne Anna ha descritto allo Spiegel online il suo arrivo con il fidanzato alla Stazione centrale di Colonia con queste parole: «L’intera piazza era gremita di soli uomini. C’erano poche donne isolate, impaurite, che venivano fissate. Non posso descrivere come mi sono sentita a disagio». Altre donne hanno raccontato di essere state circondate, palpate, molestate e derubate. La massa di un migliaio di uomini si è poi frantumata in gruppi più piccoli, di 50 persone circa ciascuno, che hanno proseguito la “caccia alle donne”.

Le autorità di Polizia Giudiziaria tedesche sono impegnate in queste ore ad indagare sui reali responsabili di questi gravi reati, indipendentemente dalla loro nazionalità di origine, affinché vengano consegnati alla Giustizia e ad un equo processo.

A noi non rimane che prendere atto di questi infami eventi che rappresentano una volta di più, oltre ai reati, una gravissima violazione dei diritti umani delle donne (di tutte le donne del mondo) di raggiungere reale parità, uguaglianza, sicurezza, benessere e non discriminazione. E’ doveroso ribadire che il valore del rispetto della dignità e libertà delle donne è un valore laico, che viene prima di qualsiasi tradizione e consuetudine.

Oltre all’applicazione delle norme contro le violenze di genere (per giunta commessa in gruppo) – perché di questo si tratta – è necessario lavorare insieme a tutti i livelli per continuare a dialogare tra uomini e donne, per costruire una piattaforma comune su “valori culturali non negoziabili” (come quello della libertà della donna di essere se stessa, in tutta sicurezza), a prescindere da nazionalità, credo religioso, etnia: perché si possa parlare di “nuovo crogiolo culturale condiviso” (melting-pot) piuttosto che di sola “accettazione di regole” più o meno scritte da qualcuno in una determinata zona del mondo.

GL

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