17 gennaio 2018

Fenomeno LINK

Associazione LUI

Riportiamo di seguito un’importante articolo della amica, collega, la Dott.ssa Beatrice Caverni

Il fenomeno Link, che in inglese significa legame, esprime la correlazione tra maltrattamento e/o uccisione di animali e violenza interpersonale, devianza e crimine, in particolare il crimine violento. Il maltrattamento/abuso animale, secondo Frank Ascione, uno dei massimi esperti è: “un comportamento socialmente inaccettabile che intenzionalmente provochi dolore, sofferenza, angoscia e/o morte non necessarie ad un animale”. Il Link nel mondo.

Dagli anni 1960 in poi sono state effettuate numerose ricerche internazionali compiute inizialmente negli USA, oggi paesi come il Canada, Australia, Giappone, Inghilterra, Olanda hanno apportato ulteriori prove e progetti di prevenzione e cura. In Italia esiste dal 2009 il Progetto LINK-ITALIA fondato dalla Dott.ssa Sorcinelli Francesca, la massima esperta in Italia del fenomeno, che si sta occupando di raccogliere casi clinici in collaborare con il Corpo Forestale dello Stato, promuovendo una nuova branca della zooantropologia che si chiama zooantropologia della devianza.

Link_Italia segue le linee guida dell’ OMS ( 1996) per le modalità operative dei professionisti in ambito psicoforense, socio-educativo e sanitario. Dal giugno 2017 l’Associazione di Promozione Sociale Link-Italia è entrata a far parte del Global Network of Link Organizations , una importante organizzazione fondata negli Stati Uniti fatta di professionisti, enti, associazioni nazionali nell’ambito dei servizi di protezione umana e dei servizi di protezione animale che applicano e perseguono i principi del LINK. Le basi scientifiche.

Nella Classificazione internazionale dei disordini mentali e comportamentali (ICD-10,1996) dell’OMS e nel Manuale dei Disturbi Mentali dell’ Associazione Americana Psichiatri (DSM-III-R 1987) è stata inserita la crudeltà fisica su animali tra i sintomi del Disturbo della Condotta nei minori, già visibile a sei anni e mezzo d’età, nel DSM V del 2015 è stata inserito il concetto di “predittività” ossia l’azione della crudeltà su animali visibile nel Disturbo della Condotta può essere predittivo del Disturbo Antisociale di Personalità nell’adulto, caratterizzato da violazione dei diritti degli altri.

L’ambiente favorisce il fenomeno? Le ricerche hanno evidenziato che la crudeltà sugli animali, soprattutto se condotta da minori, deve essere interpretata sia come sintomo di una potenziale situazione esistenziale patogena dunque il minore è già a sua volta sottoposto a maltrattamento (incuria, abusi psicologici, fisici, sessuali) sia come fenomeno predittivo di contemporanei o successivi comportamenti devianti o criminali quali aggressione alle persone e distruzione di proprietà, furti caratterizzati dalla presenza di una vittima, borseggi, estorsioni, rapina a mano armata, rapimento, violenza sessuale, assalto con fenomeni come la Spree Killer e il Serial Killer.

Che cosa potrebbero fare il genitore, l’insegnante, cittadino quando se ne accorgono?Il punto critico è il senso della moralità, cioè del rispetto ai diritti umani come previsto dalla Carta di Ottawa e dalle linee guida dell’OMS, è qui che manca l’educazione o l’impossibilità ad accedervi a causa di variabili socio-psicologiche. In termini di prevenzione si potrebbe pensare, essendo un fenomeno che si sviluppa a partire dall’ imitazione di modelli familiari e/o di ambienti di crescita in generale, che l’approccio di intervento sia prima di tutto sistemico/sociale cioè che coinvolga il nucleo familiare e la comunità di appartenenza attraverso figure professionali preparate sul tema come psicologi, educatori sociali, forze dell’ordine, psichiatri, criminologi nei luoghi di crescita del bambino asili, comunità religiose, scuola come supporto allo sviluppo del senso morale ossia del rispetto dei diritti umani.

Come intervento su sintomi già rilevabili la situazione è più complessa, in quanto nelle famiglie con adulti maltrattanti spesso anche l’adulto non violento è soggiogato dal maltrattante risulta spesso difficile per un genitore sensibile a questa osservazione poterlo aiutare ma è sempre da consigliare la richiesta d’ aiuto ad sportello di ascolto o alle forze dell’ordine. Come cittadini siamo tutti chiamati ad intervenire attraverso la Legge 20 Luglio 2004, n. 189 “Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonchè di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate”.

Che cosa è la zoocriminalità minorile?

E’ il coinvolgimento da parte delle malavite organizzate di minori in percorsi d’ iniziazione e addestramento alla vita delinquenziale e criminale fino alla formazione di assassini in veri e proprio “tirocini” di crudeltà animale come coinvolgerli nel bracconaggio, combattimenti tra cani o farli affezionare ad un animale per poi ucciderlo. Risulta un programma di desensibilizzazione all’empatia che invece è necessaria per il rispetto dei diritti umani.

La prima ricerca scientifica In Italia

Il Report del maggio 2016 di LINK-Italia (APS) svolto con il N.I.R.D.A. riporta due tipi di risultati uno di questi è dedicato all’analisi dei Casi Link rilevati attraverso un questionario somministrato nelle carceri italiane, a detenuti per rapina, omicidio, violenza e altri reati contro la persona e sottoscrivibile in forma volontaria.

Il campione è risultato essenzialmente maschile in quanto solo 4 donne si sono offerte di compilare il questionario dunque il campione risulta essere deprivato dei 4 questionari delle donne e i risultati in estrema sintesi sono su 537 detenuti maschi in età adulta:

  • L’87% ha assistito a maltrattamenti e maltrattato animali da minore;
  • Il 61% ha maltrattato o ucciso animali da minorenne;
  • Il 71% dei detenuti per reati a sfondo sessuale ha ucciso animali da adulto;
  • Il 69% dei detenuti per omicidio ha ucciso animali da adulto.
  • Nel 43% dei casi gli animali maltrattati erano cani e gatti

Le cause:

  • Il 37% ha dichiarato che lo ha fatto per sfogare la propria rabbia o frustrazione verso l’ambiente famigliare violento;
  • il 26% lo ha fatto per senso della solitudine o di ostilità degli altri nei suoi confronti
  • il 17/ per omologarsi ai comportamenti degli altri
  • il 10% per iniziazione malavitosa

Perché mi interesso a questo fenomeno?

Sento la necessità, “in scienza e coscienza” come cita il nostro codice deontologico, di promuovere informazione e facilitare una prevenzione in quanto l’urgenza è sotto gli occhi di tutti, ma spesso la volontà degli uomini è secondaria ai dati scientifici e vista la rilevanza copiosa degli stessi non si può dire “non sapevo”.

 

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