La violenza contro la donna

Qualche tempo fa, siamo stati contattati da una studentessa di Scuola Superiore, Diletta Liguoro, la quale ci ha chiesto di essere intervistati perché stava realizzando la tesina di 5° superiore per gli esami. Abbiamo quindi accettato di buon grado questa opportunità e per rendere omaggio al suo lavoro abbiamo deciso,dopo aver richiesto il consenso di Diletta, di pubblicare il suo lavoro sul nostro sito. Lo riportiamo di seguito in versione integrale e cogliamo l’occasione per ringraziare nuovamente Diletta per l’opportunità offerta e per farle un grande in bocca al lupo per i suoi progetti futuri.

La violenza contro la donna

Diletta Liguoro

5 C Su

Anno scolastico 2014/2015

“Per tutte le violenze consumate su di lei,per tutte le umiliazioni che ha subito,per il suo corpo che avete sfruttato,per la sua intelligenza che avete calpestato,per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,per la libertà che le avete negato,per la bocca che le avete tappato,per le ali che le avete tagliato,per tutto questo:in piedi Signori,davanti a una Donna!”

W. Shakespeare

DEFINIZIONE DI VIOLENZA CONTRO LE DONNE

La violenza contro le donne è la violenza consumata nei confronti della donna basata sul genere, ed è ritenuta una violazione dei diritti umani.

Termine usato molto spesso per definire la violenza contro le donne è violenza di genere. La violenza di genere riguarda donne e bambine, ma coinvolge anche minorenni come ad esempio nel caso della violenza assistita. Questa terminologia è largamente usata sia a livello istituzionale che da persone e associazioni di donne che operano nel settore.

VARIE FORME DI VIOLENZA CONTRO LA DONNA

Violenza fisica: aggressioni che provocano danni fisici. Vi sono compresi comportamenti quali: spintonare, costringere nei movimenti, sovrastare fisicamente, rompere oggetti come forma di intimidazione, sputare contro, mordere, calciare, picchiare, soffocare, schiaffeggiare, bruciare con le sigarette, minacciare e/o usare armi da fuoco o da taglio, privare il soggetto di cure mediche o del sonno.

Violenza psicologica: accompagna sempre quella fisica e la precede, anche quando non degenera verso questo tipo di maltrattamento. Il messaggio che viene trasmesso è che la vittima è priva di valore. Si tratta di atteggiamenti che si insinuano gradualmente nella relazione e che non sono sempre facili da riconoscere come dannosi e comprendono: attacchi verbali(derisione, insulto o svalorizzazione), isolamento sociale, limitazioni alla libertà personale, controllo e gestione della vita quotidiana,danneggiamento o distruzione di oggetti di proprietà della donna, tradimenti,menzogne,ricatti,minacce di morte dirette alla stessa,alla sua famiglia e agli amici.

Violenza sessuale: ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali imposte (rapporti sessuali subiti, esposizione a materiale pornografico, imposizione di rapporti sessuali in presenza o con altre persone). Nella maggior parte dei casi la violenza viene agita da persone conosciute: ex partner, amici, vicini di casa, colleghi.

Violenza economica: ogni forma di privazione o controllo che limiti l’accesso all’indipendenza economica della donna. Alcuni esempi: gestire lo stipendio della donna, impedire la ricerca o il mantenimento del lavoro, non pagare l’assegno familiare, non dare informazioni riguardo al conto corrente, costringere alla sottoscrizione di contratti e tenere in una situazione di continua privazione economica.

Violenza assistita: qualsiasi atto di violenza (fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica) compiuta su figure significative adulte o minori, a cui il/la minore assiste direttamente o indirettamente, percependone gli effetti.

Violenza familiare: qualsiasi combinazione di violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica agita all’interno della casa da persone con cui si convive e che nella grande maggioranza dei casi sono uomini.

L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), esaminando esclusivamente la violenza da parte del partner, ha pubblicato il seguente elenco di possibili conseguenze sulla salute delle donne:

CONSEGUENZE FISICHE  Lesioni addominali, lividi e frustate, sindromi da dolore cronico, disabilità, fibromialgie, fratture, disturbi gastrointestinali, sindrome dell’intestino irritabile, lacerazioni e abrasioni, danni oculari, funzione fisica ridotta.

CONSEGUENZE PSICOLOGICHE E COMPORTAMENTALIAbuso di alcool e droga, depressione e ansia, disturbi dell’alimentazione e del sonno, sensi di vergogna e di colpa, fobie e attacchi di panico, inattività fisica, scarsa autostima, disturbo da stress post-traumatico,disturbi psicosomatici,fumo, comportamento suicida e autolesionista, comportamenti sessuali a rischio.

CONSEGUENZE SESSUALI RIPRODUTTIVE Disturbi ginecologici, sterilità, malattia infiammatoria pelvica, complicazioni della gravidanza/aborto spontaneo,disfunzioni sessuali,malattie a trasmissione sessuale, compreso HIV/AIDS, aborto in condizioni di rischio, gravidanze indesiderate.

CONSEGUENZE MORTALI Mortalità legata all’AIDS, mortalità materna, omicidio.

DEFINIZIONE DI FEMMINICIDIO:

Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.

E’ necessario fare un’analisi storico-culturale alla base di tali fenomeni.

CENNI STORICI

ORIGINI DELLA REGOLAMENTAZIONE MATRIMONIALE IN OCCIDENTE: con il codice civile Napoleonico, la regolamentazione del matrimonio è sotto il controllo dello stato:inteso come un contratto tra individui liberi di tipo patrimoniale che fonda una gerarchia tra sessi,dove la reversibilità è data dalla dipendenza della moglie come esito della sua libera scelta a contrarre il vincolo matrimoniale. Dunque il matrimonio è inteso come un passaggio della donna dalla tutela del padre a quella del marito. Il codice Napoleonico ha fatto da modello a buona parte degli ordinamenti di diritto scritto,introdotti in Europa nel corso del XIX, lasciando la sua impronta nei sistemi legali odierni. La struttura di comando della famiglia è incentrata sulla podestà paterna ,sui figli e maritale sulla moglie.

Nel periodo precedente l’Unità d’Italia ,gli statuti legislativi differivano da uno stato all’altro. Il primo codice post unitario fu il Codice Pisanelli (1865) , le cui radici derivavano dal Codice Napoleonico, in cui il marito aveva un illimitato potere sulla moglie e sui figli.

Durante il ventennio fascista nel 1942 venne approvato il “Codice Rocco”, dove veniva rafforzata l’autorità del marito-padre. Venne incoraggiata la fecondità, puniva l’aborto, scoraggiava il lavoro extradomestico delle donne sposate e promuoveva un modello patriarcale e autoritario, basato sulla rigida divisione dei ruoli sessuali (modello male breadwinner).

Il Codice Rocco conferì un valore prioritario alla motivazione dell’onore nell’omicidio, declinando il senso dell’onore tutto dal punto di vista di una legittimità maschile. Codice Penale, art. 587

“Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

L’articolo 587 del codice penale quindi consentiva che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie , la figlia, o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”. La ragione della diminuente doveva reperirsi in una “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito come si è letto che costituisse offesa all’onore. Anche l’atro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione. A titolo di chiarimento sulle mentalità generali su queste materie, va detto che contemporaneamente vigeva l’istituto del “matrimonio riparatore” che prevedeva l’estinzione del reato di violenza carnale nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando l’onore della famiglia.

Nel 1948 la Costituzione Italiana stabilisce importanti principi di parità dei diritti e dei doveri dei cittadini e, nel 1955, la Corte Costituzionale decreta finalmente che il reato di adulterio (che il Codice Rocco prevedeva solo per la moglie) sia esteso ad entrambi i coniugi; si aggiunge anche che il marito non può per alcun motivo picchiare la moglie. Non gli è più riconosciuto lo ius corrigendi e il marito perde il suo potere correttivo ed educativo sulla moglie. Una volta per tutte, dunque, si precisa che il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
 Nel 1981 le disposizioni sul delitto d’onore sono abrogate dal Parlamento Italiano con la legge n. 442. È abolito anche l’istituto del “matrimonio riparatore.”

Per prevenire i fatti di sangue, il decreto 96/2013 interviene a disciplinare il reato di Stalking. Il 15 Ottobre 2013 è approvata la norma contro il Femminicidio che prevede, tra le altre cose: l’arresto obbligatorio in flagranza di reato; l’allontanamento del coniuge o del colpevole violento da casa della vittima.

Attualmente in Italia e nel Mondo:

La “Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne” del 1993 all’articolo 1, descrive la violenza contro le donne come:

“Qualsiasi atto di violenza per motivi di genere che provochi o possa verosimilmente provocare danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce di violenza, la coercizione o privazione arbitraria della libertà personale, sia nella vita pubblica che privata”.

La violenza alle donne da alcuni anni è diventato argomento e dibattito pubblico. Le ricerche compiute negli ultimi dieci anni dimostrano che la violenza contro le donne è endemica, nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo. Le vittime e i loro aggressori appartengono a diverse classi sociali o culturali, e a diversi ceti economici. Secondo alcune statistiche, almeno una donna su cinque ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita. Il rischio maggiore sono i familiari, mariti e padri, seguiti dagli amici, vicini di casa, conoscenti stretti e colleghi di lavoro o di studio.

Molte ricerche evidenziano che la violenza di genere si esprime su donne e minori in vari modi ed in qualsiasi paese del mondo: in molti paesi le ragazze giovani sono vittime di matrimoni coatti, matrimoni riparatori, o costrette alla schiavitù sessuale, mentre altre vengono indotte alla prostituzione forzata, o sono vittime di tratta. Altre forme di violenza sono le mutilazioni genitali femminili o altri tipi di mutilazioni come in un recente passato le fasciature dei piedi, l’utilizzo dell’acido per sfigurare, lo stupro di guerra ed etnico. A questo proposito si deve menzionare il cosiddetto “femminicidio” che in alcuni paesi, come si concretizza nell’aborto selettivo (le donne vengono indotte a partorire solo figli maschi, perché più riconosciuti e accettati socialmente) mentre in altri addirittura nell’uccisione sistematica di donne adulte. Esistono anche violenze relative alla riproduzione (aborto forzato, sterilizzazione forzata, contraccezione negata, gravidanza forzata).

La violenza alle donne, in qualunque forma si presenti, e in particolare quando si tratta di violenza intrafamiliare, è uno dei fenomeni sociali più nascosti, ed è considerato come il livello più elevato dell’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna che si estrinseca in diverse forme come violenza fisica, psicologica e sessuale, fuori e dentro la famiglia.

A partire dagli anni settanta il movimento delle donne e il femminismo in Occidente hanno iniziato a mobilitarsi contro la violenza di genere, sia in relazione allo stupro sia in relazione al maltrattamento e alla violenza domestica. Il movimento ha messo in discussione la famiglia patriarcale e il ruolo dell’uomo nella sua funzione di “marito/padre-padrone”, non volendo più accettare nessuna forma di violenza esercitata sulla donna fuori o dentro la famiglia. Quindi proprio in questi anni le donne hanno istituito i primi Centri antiviolenza e le Case delle donne per ospitare donne che hanno subito violenza e che potevano trovare ospitalità nelle case rifugio gestite dalle associazioni di donne. In Italia i primi Centri antiviolenza sono nati alla fine degli anni novanta, creati da associazioni di donne provenienti dal movimento delle donne, tra le quali la Casa delle donne per non subire violenza di Bologna e la Casa delle donne maltrattate di Milano. Oggi le organizzazioni che lavorano sui vari tipi di violenza di genere sono varie. I Centri antiviolenza in Italia si sono riuniti nella Rete nazionale dei Centri antiviolenza e delle Case delle donne. Nel 2008 è nata una federazione nazionale che riunisce 65 Centri antiviolenza in Italia dal nome “D.i.Re: Donne in Rete contro la violenza alle donne”. D.i.Re fa parte dell’organizzazione europea WAVE, network Europeo dei Centri antiviolenza, che raccoglie oltre 5.000 associazioni di donne.

ASSOCIAZIONE LUI

A tale proposito, a livello locale a Livorno, il 25 Novembre 2011 è stata istituita l’associazione LUI (Livorno Uomini Insieme), nella giornata internazionale contro la violenza alle donne. LUI è un’associazione ideata e condotta da due giovani professionisti livornesi, Gabriele Lessi e Jacopo Piampiani, dalla loro amicizia e dalle proprie esperienze personali e professionali è nato un fitto confronto sul loro essere uomini nel mondo, che hanno voluto estendere a chi lo vorrà accogliere ed alimentare.

Per entrare nel vivo degli argomenti trattati da questa associazione e capire meglio quello di cui si occupa, ho intervistato i due professionisti ed ecco alcune delle domande principali:

1)Lo scopo della vostra associazione è prevenire? Se si, come? Attraverso quali strumenti? oppure trattate con uomini che hanno già compiuto atti di violenza?

“L’obiettivo consiste nel promuovere un ‘ educazione al rispetto e alla non violenza ,quindi sicuramente è fondamentale la prevenzione ma trattiamo anche con persone che hanno già compiuto atti violenti. Gli strumenti sono quelli del confronto sul significato di essere maschi e il dialogo”.

2)Le persone che incontrate in che contesto sociale sono cresciute?

“Spesso la maggior parte delle persone proviene da un livello sociale medio,ma questo non sta a significare che una persona appartenente ad un livello più elevato non possa essere violenta”.

3)Come si può combattere lo stereotipo del maschio violento?

“Noi cerchiamo di abbattere i modelli stereotipati di mascolinità provenienti da culture e linguaggi generati dal patriarcato, prendendo una posizione netta contro la violenza di genere attraverso ad esempio la visione di filmati, riflettendo in seguito sul ruolo maschile e sulle differenze tra l’uomo di ieri e l’uomo di oggi, progetti educativi nelle scuole e partecipazione a dibattiti pubblici”.

4)Cosa prevede il vostro programma?

“LUI attraverso il programma PUM (Programma Uomini Maltrattanti) un percorso di fuoriuscita da comportamenti violenti a facilitatori qualificati nel campo della violenza di genere. Tale percorso è gratutito e attivabile anche attraverso i soggetti Rete Antiviolenza Città di Livorno. La finalità del percorso è quella di offrire la possibilità di vivere relazioni libere dalla violenza”.

CONCLUSIONE: COMMENTO PERSONALE

Ho scelto di approfondire tale argomento in quanto si tratta di un fenomeno sempre più frequente ed è qualcosa che ci riguarda da vicino, poiché viene divulgato ,ormai, continuamente dai mezzi di comunicazione di massa. Infine ,essendo donna , ho a cuore questa problematica e ho fiducia negli interventi risolutivi offerti dalle numerose associazioni presenti e in una società veramente egualitaria.

SITOGRAFIA

http://www.diritto.it/docs/36668-l-reato-di-violenza-sulle-donne-legislazione-caratteri-e-interviste-alla-dott-ssa-michela-capone-e-maria-mantega-autrici-di-due-libri-sull-argomento?page=2

https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_sull%27eliminazione_della_violenza_contro_le_donne

 

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