25 novembre 2016

Chi sono io?

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Chi sono io? Sono un uomo, un uomo in cammino. Quello che vi vorrei porgere all’attenzione oggi, è quindi il mio cammino. Un cammino iniziato quando facevo le medie perché avevo mia madre che frequentava il Centro Donna del Comune di Livorno e mio padre che tornando prima di mia madre a casa, si metteva a cucinare. Un cammino che da privato si è reso condiviso quando nel 2008, conoscendo attraverso la mia allora fidanzata Moira Picchi, oggi mia moglie, conoscevo l’amico l’Avv. Gabriele Lessi, con cui mi sono intrattenuto in profondi confronti. Da qui il cammino si è reso politico e quindi pubblico il 25 novembre 2011, presso il Centro Donna del Comune di Livorno. Nella Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, giorno in cui nella città di Livorno è stato firmato il protocollo di Intesa per la realizzazione della Rete Antiviolenza Città di Livorno, LUI si presentava come costola del Centro Donna del Comune di Livorno perché nata dal confronto con le donne. E’ quindi iniziato un confronto su quello che ci circondava, in particolar modo sull’immagine che veniva veicolata del maschile. Cosa intendo dire con questo?

Lo studioso Bandura ha teorizzato e dimostrato l’apprendimento vicariante. Ha dimostrato com l’essere umano sia in grado di apprendere per osservazione. Lorella Zanardo attraverso il suo lavoro: “Il Corpo delle Donne” ha mostrato a tutti e tutte quale fosse l’immagine stereotipata e divulgata delle donne. Un’immagine della donna che ha insegnato come le donne si dovessero comportare e come dovessero essere trattate.

Quale l’immagine del maschile? Ad oggi non c’è un documentario in tal senso e non ha a caso perché l’immagine del maschile che oggi ci viene proposta è quella di un Uomo che non deve chiedere mai! Un uomo seduto su di un trono che può scegliere quale donna avere! L’immagine dello “sciupa femmine” (non a caso un termine del genere) e cosa accade se io non mi riconosco in tutto ciò? Risulto essere meno virile? Dal confronto e dal sensibilizzarci a vedere con occhi nuovi le stesse cose è nata in noi il desiderio di scoprire se c’erano altri uomini che la pensavano come noi o se fossimo delle mosche bianche. Il risultato è stato l’Associazione LUI.

Da questo continuo confronto noi pensiamo che oggi più che mai ci debba essere una presa di parola pubblica e di assunzione di responsabilità da parte maschile. Ma per prendere parola dobbiamo prima di tutto interrogarci per una presa di coscienza collettiva sull’idea stessa che abbiamo di essere maschi nella società di oggi.

Una riflessione comune capace di determinare una sempre più riconoscibile svolta nei comportamenti concreti di ciascuno di noi.

Lo sguardo maschile non vede ancora adeguatamente la grande trasformazione delle nostre società prodotta negli ultimi decenni dal massiccio ingresso delle donne nel mercato del lavoro.

Ho la netta impressione che questo cambiamento epocale nel modo di vivere le relazioni, la famiglia, l’ingresso nel mondo del lavoro delle donne, venga ancora oggi vissuto passivamente dagli uomini, come di rimbalzo. Io uomo mi trovo a casa e poiché mia moglie non c’è devo provvedere io alla cura di mio figlio o figlia ma non perché io uomo ho deciso di preservarmi un momento all’interno della mia giornata per dedicarlo alla relazione con mio figlio, figlia. Questo propone l’Associazione LUI di fare delle scelte consapevoli, spinte dal nostro desiderio di sperimentarci in nuove forme.

L’entrata in crisi dei modelli tradizionali apre un vuoto che è anche uno spazio per costruire pratiche collettive oltre che ricerche individuali, tali da schiudere alle nostre vite un orizzonte ancora inesplorato. (Ciccone, 2009, p.187)

In che misura sappiamo inventare un nuovo modo di essere presenti nell’amore, nel lavoro, nella politica riconoscendo la nostra parzialità e assumendo la possibilità dell’incontro con uno sguardo e un desiderio differente un’occasione straordinaria e non una minaccia?

A sostegno di quanto fin ora espresso basteranno pochi piccoli esempi: “se sei un uomo allora fai questo… Smettila di essere una femminuccia… Tu si che sei un vero uomo… I padri devono baciare i propri figli di notte se non voglio che crescano male… Smettila di piangere, fai l’uomo…” Cosa accade se ci “ribelliamo”, o se mettiamo in “discussione” tutto questo…

E questa rimessa in discussione di linguaggi, pratiche, valori, forme organizzative non apre forse anche alla possibilità di un rapporto diverso con noi stessi, e tra di noi, rimettendo in gioco sensibilità, passioni, emozioni fin ora rimaste sorde e silenti? Non è in fondo di questa apertura che dobbiamo cominciare a raccontare?

Tutto questo non solo è propedeutico al maschile ma al lavoro sulla violenza!

“Senza una grande alleanza sociale e collettiva le donne, tutte le donne, non ce la faranno. Le leggi, da sole, non bastano. La psichiatria, sganciata da un’analisi del contesto sociale, può soltanto dare un contributo. E i giornalisti, se non hanno il tatto e la pazienza indispensabili per entrare nel cuore delle persone nel corso delle indagini o dei processi, possono alterare la realtà in modo irreversibile. È un’emergenza che dobbiamo fronteggiare tutti insieme” (Barbara Palombelli).

Perché altrimenti vediamo solo la metà dell’unità del problema!

Quindi cosa stiamo provando a fare noi dell’Associazione LUI? Cosa facciamo?

Cerchiamo di metterci la faccia, di metterci in discussioni come uomini prima che come professionisti cercando quindi di essere poi dei facilitatori vicarianti e per fare questo:

1. Promuoviamo e/o organizziamo eventi pubblici come quello di questa mattina

2. Facciamo interventi formativi nelle scuole e non solo;

3. Abbiamo il Gruppo di Condivisione L.U.I. – Livorno Uomini Insieme sul significato di essere maschi oggi; la metodologia adotta è quella definita da Lewin dell’action research, in cui da un lato si mantiene il senso della partecipazione e dell’ottica democratica di fondo, dall’altro di sviluppare caratteristiche di rigore metodologico e di standardizzazione di procedimenti, cioè il coinvolgimento del ricercatore nell’azione diretta al cambiamento.

4. E abbiamo un servizio Commissionatoci dall’Associazione Ippogrifo che è il Centro Antiviolenza della Città di Livorno, il P.U.M. – Programma Uomini Maltrattanti. In questo cammino di (ri)lettura del maschile ci siamo resi conti che un grossissimo tema era quello della violenza maschile sulle donne e che le nostre professioni di base, se implementate potevano servire a qualcosa. Abbiamo quindi costruito questo Centro di Ascolto per Autori di Comportamenti Violenti in cui arrivano “spintoneamente” gli uomini, un po’ volontariamente e un po’ perché spinti a venire, visto che a oggi in Italia non vi è l’obbligatorietà a intraprendere questi percorsi.

Siamo fermamente convinti dell’idea che questa violenza mi riguarda, ci riguarda. Mi riguarda perché come ha riportato Repubblica nell’articolo di Cronaca Fiorentina del 17/11/2016 in cui le statistiche mondiali riportano come il 62,7% degli stupri è commesso dal partner attuale o precedente, quindi mi riguarda!

L’ISTAT ha dichiarato che:

  • Il 14,3% delle donne italiane ha subito un’aggressione dal coniuge.
  • Il 34,5% delle donne aggredite da un partner maschio ha dichiarato che la violenza subita è stata grave. Per “violenza grave” s’intendono contusioni, tagli, graffi, ustioni, fratture, lesioni interne e aborti. Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo.
  • Nel 2005, 124 donne sono state uccise dal coniuge, dall’ex coniuge, dal fidanzato o dall’ex fidanzato. Significa una donna ogni tre giorni.
  • Le bambine costituiscono il bersaglio della violenza sessuale intrafamiliare molto più spesso dei bambini: 4 vittime su 5 di aggressioni sessuali da parte di familiari sono bambine (79%), e lo stesso vale per il 55% di quelle fisiche.
  • Nel 1997 i padri sono stati autori del 97% delle aggressioni sessuali e del 71% di quelle fisiche commesse da genitori contro i propri figli.
  • Soltanto il 7,2% delle donne che subisce violenza sporge denuncia. Molto frequentemente si tratta di aggressioni ripetute dallo stesso autore sulla stessa donna o bambino.

Il 2013 è stato un anno nero per i femminicidi, con 179 donne uccise In Italia ne viene uccisa una ogni due giorni.

Rispetto alle 157 del 2012, le donne uccise sono aumentate del 14%. A rilevarlo è l’Eures (EURopean Employment Services, è una rete di cooperazione dei servizi pubblici per l’impiego dell’Unione Europea) nel secondo rapporto sul femminicidio in Italia, che elenca le statistiche degli omicidi volontari in cui le vittime sono donne.

Anche nel 2013, in 7 casi su 10 (68,2%, pari a 122 in valori assoluti) i femminicidi si sono consumati all’interno del contesto familiare o affettivo, in linea con il dato relativo al periodo 2000-2013 (70,5%). Con questi numeri, il 2013 ha la più elevata percentuale di donne tra le vittime di omicidio mai registrata in Italia, pari al 35,7% dei morti ammazzati (179 sui 502).

Mi riguarda se mia figlia subisce violenza da me! Mi riguarda se mia figlia subisce violenza dal proprio fidanzato! Mi riguarda se mia sorella subisce violenza dal compagno albanese! Mi riguarda non solo per la relazione che io ho con queste donne ma perché chi lo fa sono uomini e poi sono albanesi, o professionisti!

Come riportato dalla Convenzione del Consiglio d’Europa, tenutasi a Instanbul nel 2011: “il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne”.

Quindi con l’augurio di aver diffuso un virus relazionale tra di voi, generando quindi un effetto domino, quando ripenserete a quel ragazzo di Livorno di nome Jacopo e vi verrà da domandarvi “cosa sia l’Associazione LUI”, la risposta è l’Associazione LUI vuole essere un’opportunità per tutte le persone (di diverso orientamento politico, religioso, sessuale) che desiderano confrontarsi sulla loro idea di “ESSERE MASCHI nella SOCIETA’ di OGGI”!

JP

 

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