9 dicembre 2015

Dorothea

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Era dal 1986 che l’autorevole settimanale americano “Time” non indicava una donna come “Persona dell’Anno”, per la propria copertina del primo numero di dicembre: la scelta, quest’anno, è ricaduta su Angela Dorothea Merkel. Il riconoscimento è andato alla Merkel per, si legge, “la sua leadership nell’aver promosso e mantenuto un’Europa aperta e senza confini di fronte alla crisi economica e a quella dei profughi. Ecco il viaggio di Angela Merkel, da figlia di un pastore luterano nella Germania dell’est a leader de facto di un continente” e ancora “i leader sono messi alla prova quando la gente non vuole seguirli. Per aver chiesto alla Germania più di quanto la maggior parte dei politici non avrebbe osato e aver offerto leadership morale risoluta in un mondo dove è scarsa, Angela Merkel è la persona dell’anno”.

Il titolo viene assegnato annualmente a persone, gruppi o idee che “nel bene o nel male” hanno operato per influire sugli eventi degli ultimi dodici mesi. Nel 2014 il titolo era andato ai “combattenti dell’Ebola”, mentre nel 2013 era stata la volta di papa Francesco. Significativo è poi che sia una donna a tornare a sfondare il “tetto di cristallo” quasi tutto maschile della persona dell’anno di Time.

La leadership politica al femminile sta comunque facendo passi avanti nel mondo, due esempi su tutti: quello delle prossime elezioni americane (che potrebbero portare per la prima volta una donna alla Casa Bianca) e quello della designazione del prossimo Segretario generale delle Nazioni Unite, alla fine del 2016. In questo contesto di “aria di pari opportunità” c’è da segnalare, però, che questa di oggi è solo la quarta copertina dedicata a una donna “da sola”, sono infatti passati 29 anni da quando il Time ha scelto una donna come persona dell’anno: i precedenti furono Wallis Simpson (1936), Elisabetta II d’Inghilterra (1952) e Corazon Aquino (1986). In altri casi le donne comparirono nelle copertine, ma in gruppo.

“Non pensiamo che una donna diventerà presto papa – ha scritto il settimanale Time – o che erediterà il posto di Putin. Ma dubitiamo che ci vorranno altri 30 anni prima che la Persona dell’Anno sia di nuovo una donna”.

Di Merkel si è detto e scritto molto, visto che dal 2005 è al vertice del governo tedesco. Si è spesso parlato di lei come di una donna intransigente, di una donna “d’acciaio” (ponendo direttamente il parallelismo con la signora Thatcher), di una donna determinata. Comunque la si pensi, si tratta di una donna universalmente riconosciuta come “rappresentazione femminile del potere”. E’ proprio questa caratteristica che mi spinge a scrivere di lei. Mi interessa riflettere su quanto sia importante – in ottica di tematiche di genere – il suo status di donna “più potente del mondo” (così come indicata da “Forbes Magazine”) nello sviluppo delle politiche di gender mainstreaming.

La prima semplice domanda da porsi è: il suo essere Cancelliera cosa rappresenta per donne e uomini del nostro tempo?A mio modesto avviso, la sua presenza rende visibile ed egualitario l’esercizio democratico dei poteri politici. Già questo crea una grossa breccia nelle (ultime?) resistenze che vedono alcuni uomini arroccarsi sul velluto delle poltrone che contano.

La rappresentazione fisica di un potere è “simbolo”, oltre che “reale opportunità di incidere pragmaticamente” e le due cose vanno di pari passo: l’una senza l’altra non produce progresso, bensì solo l’illusione di questo. Stare al vertice delle gerarchie governative per una decade, non per una “quota dedicata” ma per suffragio elettorale – parlando per stereotipi di genere – è una consueta pratica maschile, talvolta tramandata tra generazioni.

In occasione dell’ultima (rocambolesca) elezione del Presidente della Repubblica italiana avevo già parlato di questa questione della rappresentanza femminile. In quella occasione noi italiani abbiamo, forse, perso “l’occasione giusta”, quella cronologicamente al passo coi tempi. Abbiamo compensato con la Presidente della Camera e con molte Ministre ma non si è trattato dei tre ruoli apicali: presidenza della Repubblica, presidenza del Senato, presidenza del Consiglio dei Ministri. Ma questa è un’altra storia.

L’importanza di una figura femminile riconosciuta e riconoscibile tra i leader mondiali pare essere di particolare rilevanza anche per il momento storico che viviamo, dove, il tema di “come essere donna oggi” viene strumentalizzato e portato a mera bandiera di fazione, per giunta anche in pericolosi contesti di contrapposizione religiosa.

Dorothea, dal greco, significa “dono di Dio”. Non vorrei che questo riconoscimento simbolico alla Merkel rimanesse solo un “dono natalizio”, ma vorrei che fosse il segnale di un consolidamento condiviso del concetto di parità di genere.

(GL )

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